La storia e le celebrazioni dal 24 marzo al 3 ottobre |
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Quand’ecco vide venire dall’alto e sostare proprio vicino a lei, Giannetta, una Signora bellissima e ammirevole, di maestosa statura, di viso leggiadro, di veneranda apparenza e di bellezza indicibile e non mai immaginata, vestita di un abito azzurro e il capo coperto di un velo bianco.
Colpita dall’aspetto così venerando della nobile Signora, stupefatta Giannetta esclamò: Maria Vergine!
E la Signora subito a lei: Non temere, figlia, perché sono davvero io. Fermati e inginocchiati in preghiera.
Giannetta ripose: Signora, adesso non ho tempo. I miei giumenti aspettano questa erba.
Allora la beatissima Vergine le parlò di nuovo: Adesso fa quello che voglio da te...
E così dicendo posò la mano sulla spalla di Giannetta e la fece stare in ginocchio. Riprese: Ascolta bene e tieni a mente, perché voglio che tu riferisca ovunque ti sarà possibile con la tua bocca o faccia dire questo...
E con le lacrime agli occhi, che secondo la testimonianza di Giannetta erano, e a lei parvero come oro luccicante, soggiunse:
L’altissimo onnipotente mio Figlio intendeva annientare questa terra a causa dell’iniquità degli uomini, perché essi fanno ciò che è male ogni giorno di più, e cadono di peccato in peccato. Ma io per sette anni ho implorato dal mio Figlio misericordia per le loro colpe. Perciò voglio che tu dica a tutti e a ciascuno che digiunino a pane ed acqua ogni venerdì in onore del mio Figlio, e che, dopo il vespro, per devozione a me festeggino ogni sabato.
Quella metà giornata devono dedicarla a me per riconoscenza per i molti e grandi favori ottenuti dal Figlio mio per la mia intercessione.
La Vergine Signora diceva tutte quelle parole a mani aperte e come afflitta. Giannetta disse: La gente non crederà a me.
La clementissima Vergine rispose: Alzati, non temere. Tu riferisci quanto ti ho ordinato. Io confermerò le tue parole con segni così grandi che nessuno dubiterà che tu hai detto la verità.
Detto questo, e fatto il segno di croce su Giannetta, scomparve ai suoi occhi.
Tornata immediatamente a Caravaggio, Giannetta riferì tutto quanto aveva visto ed udito. Perciò molti credendo a lei cominciarono a visitare quel luogo, e vi trovarono una fonte mai veduta prima da nessuno.
A quella fonte si recarono allora alcuni malati, e successivamente in numero sempre crescente, confidando nella potenza di Dio. E si diffuse la notizia che gli ammalati se ne tornavano liberati dalle infermità di cui soffrivano, per l’intercessione e i meriti della gloriosissima Vergine Madre di Dio e Signore nostro Gesù Cristo.
Incoronare immagini della Vergine è, fin dall’antichità, un modo col quale il popolo cristiano manifesta devozione verso la Madre di Cristo, re del cielo e della terra; un modo che pure nel nostro Santuario fu scelto e realizzato il 29 settembre 1710.
I preparativi per questa solennità furono occasione non solo per rinnovare la basilica ma anche per sistemare il viale dal borgo di Caravaggio al Santuario; l’incoronazione avvenne nel contesto di una celebrazione fastosa, tipicamente barocca, che richiamò folle di pellegrini.
La preparazione del solenne evento iniziò nel 1708, quando arrivò da Roma la notizia che il Capitolo della Basilica di San Pietro, esecutore delle volontà testamentarie di Alessandro Sforza, aveva destinato una corona d’oro al Santuario di Santa Maria del Fonte. La Schola Sanctae Mariae aprì le mura del Borgo in direzione della Basilica, tracciando un tratto di viale di congiungimento alla strada che già portava all’ingresso principale della Chiesa ed edificando una porta monumentale, “Porta Nuova”.
Per il 1710, dentro e fuori la nuova porta, furono allestiti addobbi trionfali con varie iscrizioni latine inneggianti a Roma (da dove veniva la corona) e alla Casa Sforza Visconti del marchesato di Caravaggio. Le iscrizioni sull’arco trionfale al termine del viale e sopra la porta principale della Basilica esaltava la Vergine Maria coronata e Alessandro VIII Sforza che le aveva destinato il diadema. Anche le porte del tempio vennero addobbate e ornate di simboli e scritte.
Giovanni Maria Tadino, l’ “Anonimo barnabita”, che scrisse la cronaca dettagliata dell’avvenimento, annota nella sua Storia:
Non si trascurò di rinovare in molti luoghi del Tempio gli stucchi, le indorature, i freggi; si lustrarono i pavimenti, le vetriate, le statue, le mura, i marmi; si provvidero d’ogni convenevole arredo tutti gli altari; si lavorarono tinte in chermisi 3500 braccia di damasco a disegno, esprimente Maria apparita a Giovannetta; stimarono bene di esporre al pubblico la strabondevole quantità di Voti d’argento ed oro, ma con bell’ordine distribuiti in più di cento tavole, e queste in varie tinte vagamente inverniciate, e colorite; ed i gran volti del Tempio a incredibile consumo di sete in colori d’ogni sorta, con tal diligenza, ed artificio così fare li fecero soppannati, che sembravano lavorati a pennello di miniatura.
Il vescovo di Cremona e legato del Pontefice Clemente XI, mons. Carlo Ottaviano Guaschi, giunse a Caravaggio il 27 settembre. Dal 28 settembre iniziarono i solenni festeggiamenti.
La corona, nel frattempo depositata nella chiesa parrocchiale di Caravaggio, fu processionalmente portata al Santuario il 29 settembre.
Al termine della Messa pontificale del 30 settembre in Santuario avvenne la cerimonia dell’incoronazione.
Salitovi poscia anche Monsignore illustrissimo in tutta parata vescovile, con l’assistenza di Monsignor Arciprete, ed altri più scelti del Clero, profondamente inchinata la sagratissima statua, genuflesso l’adorò, l’incensò; poi intonato l’inno: Te Matrem Dei laudamus, alla prolazione del quale, ecco s’udì un ripiglio di Paradiso da tutti i cori; ecco tutte le campane toccarono a festa, e più ordini di regolare fila di mortaretti fecero salve vivaci; nel frattanto di ciò, da uno de’ suoi Ministri, ricevuto nelle proprie mani l’augusto diadema, trà li giubili e affetti e tenerezze verso Maria di tutto il gran popolo, che di contentezza piangea, finalmente il prelato arrivò al glorioso preggio di coronarle il Capo.
La statua coronata venne riportata nel sotterraneo del Santuario dopo i solenni Vespri alla sera.
Il vescovo Guaschi dappoi che coronatole il capo, col più riverente rispetto supplicò la Sovrana clementissima per l’aggradimento d’una preziosa Crocetta d’oro gemmata che le offerì a ornamento del collo. Un anello di diamanti, arredi, somme di danaro arricchirono per l’occasione il “tesoro della Madonna”.
Ad ammirare e festeggiare la Madonna incoronata tanto v’intervenne di popolo, da fecondarne un intero Stato, e tanto pur anco di nobiltà da formarne la corte d’un gran Re.
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Nella foto , la sorgente con i mosaici di Busini e le sculture di Ferraroni

Uno storico evento: la visita di Giovanni Paolo II nel 1992
I PRECEDENTI CENTENARI
Non sono documentate particolari manifestazioni in occasione del I centenario dall’incoronazione; la cosa non meraviglia se si tiene presente che l’anno 1810 cadeva in un’epoca tribolata dal punto di vista religioso, quando il vento francese postrivoluzionario soffiava forte anche in Italia e più per proibire che non per promuovere manifestazioni religiose.
Ben diverso il clima registrato nel 1910 in occasione del II centenario. Da qualche anno era stata completata la decorazione interna della basilica e ai tre giorni di festa presenziarono i vescovi lombardi guidati dal cardinale di Milano; le celebrazioni risultarono grandiose al punto che “gli amministratori del Santuario, vindici delle glorie di Maria” ritennero di ricordarle con l’erezione dell’obelisco in testa alla fontana sul piazzale verso Caravaggio.
Poiché il III centenario dell’Incoronazione cade il 29 settembre 2010, il Vescovo Dante ha giustamente considerato il fatto che pochi mesi dopo (11 maggio 2011) il Santuario della Misericordia in Castelleone (Cr) celebrerà il V centenario delle apparizioni di Maria a Domenica Zanenga; valutata, poi, la sostanza del messaggio lasciato dalla Vergine nelle due località, il Vescovo ha ritenuto di mettere i due eventi in connessione tra loro. A tal fine lo scorso 29 novembre ha indirizzato alla Diocesi una lettera nella quale invita i fedeli a vivere i due eventi nell’ambito del cammino di fede che la Chiesa Cremonese sta affrontando.

A partire dalla monumentale Porta Nuova, che ha nel suo fastigio il gruppo marmoreo della Vergine che appare a Giannetta (scultori Sanpietro e Melone) ed è come protetta dagli Angeli in pietra arenaria posti ai lati, si apre un largo viale alberato che conclude al Santuario con percorso di circa 2000 metri ombreggiati da quattro filari di ippocastani.
E’ un bene protetto da circa un secolo con vincolo della Soprintendenza per i beni ambientali. Tuttavia il rettifilo, ininterrotto fino a oltre la metà del secolo XIX, fu tagliato dall’attraversamento della strada statale e della ferrovia.
Dalle mura del Borgo all’altezza della Chiesa e convento di san Bernardino, fino al 1694 c’era solo un viottolo acquitrinoso. Da Caravaggio ci si recava al Santuario uscendo da Porta Vicinato e percorrendo una strada di una certa ampiezza in diagonale (detta “stradone vecchio”), che all’altezza dei prati di san Bernardino andava diritta o quasi alla porta principale della Chiesa di Santa Maria, superati i portici e attraversato il prato davanti al Santuario.
Nel lato ovest del porticato antistante si può ancora vedere l’arco e le fiancate e i cardini del portone di chiusura del quadrilatero dei portici.
Il completamento del viale e l’inaugurazione dell’arco di Porta Nuova avvengono nel 1710.
L’amministrazione del Santuario (l’antica Schola S.M.) era proprietaria del viale, non però incontrastata dal Santuario di Caravaggio. Con convenzione stipulata tra il vescovo di Cremona mons. Fiorino Tagliaferri e il sindaco di Caravaggio, sen. Angelo Castelli, nel 1982 la proprietà del viale passerà dal Santuario alla comunità caravaggina.
Grazie alla sovvenzione dei fondi per il Giubileo ottenuta dal Santuario di Caravaggio, tra il 1999 e il 2000, viene realizzato un imponente rifacimento (un “restauro conservativo”) dell’alberatura e dell’arredo del viale.
Una chiostra di portici circonda la Basilica quasi ad abbracciarla. Costituiscono un suggestivo spazio coperto di complessivi 800 metri.
La basilica sorge nella vasta piazza cinta dai portici simmetrici che corrono con 200 arcate. L’esterno della chiesa è grandioso: l’edificio è lungo 93 metri, largo 33, alto 22 senza la cupola, la quale si innalza dal suolo per 64 metri. Il Santuario, rispetto al viale, volge il fianco e non la facciata.
Nel piazzale antistante il viale si trovano un obelisco e una fontana lunga quasi 50 metri. L’acqua di questa fontana passa sotto il Santuario, raccoglie nel suo corso quella del Sacro Fonte ed esce nel piazzale Sud accolta in una piscina dove i fedeli fanno bagnature. L’obelisco ricorda un singolare fatto accaduto nel 1450. Un soldato dell’esercito di Matteo Griffoni, generale della Repubblica Veneta, rubò dal Sacro Fonte una preziosa tazza e la nascose in un bagaglio sopra il dorso di un mulo; ma quando fece per andarsene il mulo non ne volle sapere di muoversi. Il furto fu scoperto e il prezioso oggetto restituito. Il Comandante fece elevare a ricordo del fatto una Cappelletta che, caduta in seguito all’erosione delle acque, fu rimpiazzata nel 1752 da un obelisco. Divenuto cadente questo, nel 1911 fu sostituito con un altro a ricordare anche le celebrazioni del 1910 per il secondo centenario dell’incoronazione della Madonna.
La cupola e l'interno. Dalla documentazione finora nota non si conosce il nome dell’ingegnere che ne seguì la costruzione dal 1691 al 1695.
L’interno è a una sola navata, a croce latina, di stile classico con pilastri dai capitelli ionici. Il tempio è in un certo qual modo diviso in due corpi. Uno, quello a ponente, più vasto; qui ci sono le cappelle, quattro per lato, le cantorie e l’ingresso principale. L’altro, posteriore, ha la discesa al Sacrario. Proprio sopra il sacrario e sotto la cupola, in modo da essere visto da tutti i punti del tempio, si trova l’altare maggiore, l’elemento più ricco e grandioso tra i complessi monumentali del Santuario. E’ di marmo, rotondo, con colonne che, alternate con le statue delle quattro virtù della fede, speranza, carità e umiltà, sorreggono un trono, anch’esso di marmo, che si slancia verso la cupola terminando in una gloria di angeli che portano una corona di stelle.
L’altare, progettato dall’architetto Filippo Juvarra che si ispirò agli studi per l’altare della Confessione della Basilica Vaticana, fu portato a compimento nel 1750 dall’ingegner Carlo Giuseppe Merlo di Milano.
Discendendo per due scalinate marmoree inserite nel complesso dell’altare e della piazzetta antistante delimitata da marmi e da una cancellata semicircolare si può sostare in preghiera davanti all’immagine dell’Apparizione. Si trova sotto l’altare maggiore e sopra il luogo proprio dell’Apparizione, il Sacro Fonte sotterraneo. Quella attualmente venerata(nella foto in alto) è una scultura in legno del gardenese Giuseppe Moroder di Ortisei, collocata nel Sacro Speco nell’anno centenario 1932 in sostituzione del gruppo antico.
L’immagine della Madonna era rivestita con preziose vesti che si cambiavano lungo l’anno. Dal rivestimento in tela di diverso colore che sottostava ai manti di broccato o di raso si facevano reliquie fin dal secolo XVI, da tenere nella propria abitazione o da indossare o far indossare.
Sotto lo Speco si trova un sotterraneo, il Sacro Fonte, al quale si accede dall’esterno del tempio. Qui si trova una fontana da cui si può attingere l’acqua; qui è il luogo dove Giannetta ascoltò la Madonna e l’acqua sgorgò dal terreno.
Il sotterraneo, un grande corridoio di circa trenta metri, rivestito a mosaico dal pittore Mario Busini (1950 - 1952), appare diviso in cinque celle. Nella prima, tre nicchie ricavate dentro le pereti raccolgono una Madonna marmorea con bambino, la “ghigliottina” e il catenaccio spezzato che ricordano i miracoli più “famosi” (1520-1645). Le sculture sono di un altro artista cremonese, Ferraroni.
Alla base della Madonna l’epigrafe gotica che parla dell’Apparizione e costituisce uno dei più importanti documenti dell’epoca del grande avvenimento. L’epigrafe, in sei esametri latini dice:”La terra di Caravaggio è stata recentemente resa davvero felice perché le apparve la Santissima Vergine nell’anno 1432 al tramonto del sesto giorno avanti le calende di giugno; ma Giannetta è assai più felice di ogni altra persona perché meritò di vedere la gran Madre del Signore”.