Una pagina per tutte le esperienze letterarie e gli studi che portano ad iniziative in campo artistico o sociale

Audiolibri sul web a Cremona con "Libroparlatolions"


Le tecnologie informatiche stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nei processi educativi, d'integrazione scolastica e sociale delle persone disabili:grazie infatti alle soluzioni funzionali che esse offrono, possono essere eliminate quelle barriere che impediscono la piena realizzazione dell'individuo.
Cremona si inserisce sempre più incisivamente nell'importante evoluzione che interessa questo particolare aspetto dell'informatica, gettando, attraverso varie iniziative, i presupposti per un passo avanti dal punto di vista sociale prima che tecnologico in senso stretto.
Grazie alla collaborazione tra Lions Club, Aem, Associazione del Libro Parlato, Biblioteca Statale di Cremona e al contributo della Fondazione Comunitaria di Cremona l'utente non vedente dispone oggi di un sito internet, www.libroparlatolions.it, in grado di garantire la completa accessibilità in ottemperanza alle direttive WCAG 1.0 (accessibilità ai siti web).

Si tratta di un progetto INNOVATIVO dal punto di vista tecnico e UNICO in
quanto COMPLETAMENTE GRATUITO, che vuole in primo luogo dare la possibilità di coltivare un grande interesse quale è la lettura anche a chi non dispone del prezioso dono della vista e in secondo luogo dimostrare quanto anche le persone con disabilità sensoriali non siano assolutamente penalizzate nell'utilizzo della rete internet."


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Un volumetto raccoglie gli scritti apparsi su "Mondo Padano"

Giancarlo Pandini e la grande dignità della poesia in dialetto (non solo cremonese)

Il noto critico letterario di Castelleone con questo suo lavoro ci richiama alla necessità di tornare alla consuetudine della nobile stampa locale che dedicava periodicamente attenzione alle parlate del luogo - Il settimanale era allora una bandiera di questa difesa delle specificità dialettali cremonesi con una pagina curata dal compianto Renzo Bodana

di Gianfranco Taglietti

Giancarlo Pandini (lo dico per chi non lo conosce) è un critico letterario apprezzato, scrupoloso, onesto nei giudizi, disinteressato, ed è anche amante del dialetto cremonese nella varietà della zona di Castelleone, dove vive e lavora. Lavoratore indefesso, pur essendo in pensione, non desiste dal coltivare la sua passione,'critico-recensoria', come la chiama Vittorio Cozzoli nella prefazione.


I fumetti di una bambina: Vera Villaschi



La poesia di una bambina che resta tra noi con i suoi straordinari fumetti

cliccando qui li vedrete scorrere una pagina dopo l'altra. Un'emozione intensa ed un sogno che tocca anche il cuore più duro

Dicono che Donizetti, il famoso compositore di musica, dalla prodigiosa attività operistica, autore - tra l'altro - dell'Elisir d'Amore e della Lucia di Lammermoor, non riuscisse ad interrompere il suo scrivere musica, musica bella; anche Pandini continua - ed è un piacere leggerlo! - nella sua opera di critico letterario: scrive recensioni, continuando così ad offrire ai lettori i suoi equanimi giudizi sui libri che riceve e che via via vengono pubblicati. Egli, così, li legge in anteprima, contribuendo alla loro diffusione.
Si è detto che Pandini è anche un appassionato cultore del dialetto della sua Castelleone; in dialetto ha composto poesie, del dialetto ha trattato con competenza su varie riviste. Pandini è veramente bravo e costantemente migliora. Paragonarlo al vino, che più invecchia e più si arricchisce di sapore e di sostanza, è certo riduttivo e un po' troppo ....confidenziale, ma rende bene l'idea.
Pandini scrive di letteratura italiana, ma anche di letteratura in dialetto, che distingue, a buona ragione, dalla letteratura dialettale. E' uscita di recente una sua raccolta di scritti su poeti in dialetto, scritti pubblicati anni fa su 'Mondo Padano', diretto, allora, da Antonio Leoni, che Pandini nella introduzione ringrazia per aver creduto in lui, e che in un certo senso accomuna, nella dedicazione, al prof. Renzo Bodana, che gli amanti del dialetto ricordano per le pagine da lui curate sullo stesso 'Mondo Padano'.
L'Autore, l'amico Giancarlo Pandini, parte dalla convinzione che il dialetto è lingua di poesia, è la lingua antica che si è fatta nuova e che, di poco mutata, si è fatta lingua di poesia.
Si deve distinguere - si diceva - la poesia in dialetto dalla poesia dialettale; la poesia in dialetto è la poesia che assurge agli universali e che può rappresentare il sentimento di tutti gli uomini, mentre quella dialettale è più legata al contingente, al privato.
L'italiano, avvilito a 'lingua aziendale', come la chiamava Pierpaolo Pasolini, imbastardita dall'inglese e dall'americano, nonché dal dialetto sciatto e volgare, è diventato 'ombra di noi stessi', e si è sciupato nella sua vocazione poetica.
Nel dialetto, invece, si sono ritrovate l'ispirazione e la creatività, nella loro fecondità di sempre. Il dialetto ha porto la sua malleabilità, la sua sonorità, i suoi 'adagio' e i suoi 'allegro con brio', i suoi 'focoso' e i suoi 'fortissimo'. Meglio dice Pandini: “Come una lingua straniera, anche il dialetto vive sulla sinuosità delle omofonie, dei ritmi e delle assonanze”. Insomma, si fa musica, si fa melodia, accarezza i nostri orecchi, si fa poesia.


I poeti e gli scrittori dialettali esaminati da Pandini

Pandini tratta da par suo un mazzetto (che diventa mazzo per il valore di ciascuno) di poeti in dialetto, i maggiori che si possano leggere: Bertolani, Maffia, Ghiandoni, Dello Tessa, Trilussa, Grisoni, Noventa, Biagio Mann, Tonino Guerra, Zanzotto, Loi, Baldini, Zavattini, Ruffato, Serrao. Altri due Autori compresi nel mazzo non hanno scritto in versi, nè si sono espressi in dialetto, ma il dialetto hanno interpretato e del dialetto si sono occupati con particolare impegno. Uno, come Gadda, ha usato vari dialetti, l'altro, Luigi Meneghello, ha scritto del dialetto del suo paese.
Del dialetto in biblioteca Pandini comincia a commentare 'Libera nos a Malo', nel cui titolo, per richiamo ...mnemonico, quel 'Malo' ha due significati, chè 'Malo' è anche il nome del paese dell'Autore. Un capolavoro, lo definisce senz'altro tout court Pandini, perché “in questo libro c'è il senso di una vita di paese ( .....) a cui appartengono le cose concrete, legate al lavoro e alla vita quotidiana ( .... ) le conte, le filastrocche, le improvvisazioni fantastiche dei bambini, i canti e quei grumi dialettali” (che valgono) “a dire tante cose nel miglior modo possibile”. Ne deriva l'importanza del dialetto come espressione folgorante della realtà, “ragione prima della vita”.
Il primo dei poeti in dialetto è Delio Tessa, poeta singolare tra l'Otto e il Novecento, irregolare nella vita e nella poesia. Tipico rappresentante di quella 'ventata' di poesia in dialetto, che ha rinnovato e rinfrescato l'archetipo portiano. Due i libri della sua produzione: “L'è el dì di Mort, alégher!” e “De là del mur”.
Non poteva mancare in questa raccolta: “Il bestiario” di Trilussa, il poeta romano, che con il suo romanesco ha 'punzecchiato' la borghesia romana e la politica “becera e frustrante” al tempo del Fascismo e del Nazismo.
Di Carlo Emilio Gadda, scrittore - talvolta - in dialetto e scrittore di dialetti, molto si è parlato. Il vernacolo è stato da lui usato per riprodurre quel 'parlato' di bottegai e salumieri, di donne di condominio e di garzoni di negozi, di ortolani e di cameriere, in milanese ('Adalgisa'), in veneto ('Meccanica'), in napoletano ('Meccanica'), un po' in pugliese e un po' in romanesco ('Quer pasticciaccio brutto de via Merulana').
“Tanti soggiorni, altrettante esperienze linguistiche”, per dirla con Contini, esperienze che Gadda mischiava a quella sua prosa dai toni alti, lirici con tanta bravura.
Un donna, finalmente, nata a Sirmione, che scrive nel suo dialetto, più dolce del bresciano, con influssi veneti e trentini è l’Autrice de ‘La böba’, l’upupa, ma anche la stupida e la ‘matta’ nel gioco delle carte.
Ci sarebbe ancora molto da dire: dello spirito polemico che anima la poesia di Giacomo Noventa, della gioia di vivere e della delicatezza formale di Biagio Marin,del dialetto veneto di Andrea Zanzotto, del suo ‘vecio parlar’; del poema in dialetto lombardo ‘L’Angelo’ di Franco Loi; de ‘La notte’ di Raffaello Baldini; della lingua di Luzzara, quella di tutti i giorni’, usata da Cesare Zavattini; della ‘Diaboleria’ di Cesare Ruffato; del poeta felliniano Tonino Guerra; del ‘Furistir’, di Raffaello Baldini; del ‘Canto campano’, di Achille Serrao.
Chiude il volumetto una sommaria bibliografia, con un breve nota biografica. Sono una quindicina i libri di poesia di Pandini, due i volumi di narrativa; diversi i libri di saggistica ed altro ancora.
Concludiamo con la compiaciuta constatazione che la poesia in dialetto ha tuttora molti, impegnati cultori. E di Pandini che cosa possiamo dire? Confermiamo il nostro positivo apprezzamento e la nostra amicale ammirazione.

***

In margine, osserviamo che la stampa quotidiana, quella dei maggiori giornali, non si occupa della poesia in dialetto, la ignora. Peccato, ‘brutto mondo’, che di lettori appassionati del dialetto noi siamo convinti che ce ne siano. Sveglia, dunque!, a cominciare dai giornali locali, che non dovrebbero ignorare il dialetto della poesia cremonese.





La pagina è aggiornata alle ore 7:57:18 di Gio, 29 set 2005