Un classico servizio su luoghi , storie, persone e realtà italiane o straniere

A dieci anni dalla scomparsa di un pilastro della cultura della cremonesità: Ugo Gualazzini

Cremona, la città fondata da Ercole

Si occupa di questo mito "caro agli umanisti " Gianfranco Taglietti, proprio in omaggio a un uomo che coltivò l'amore per la propria città con studi rigorosi di altissimo livello, ancor oggi di insegnamento per tutti


Il volto di una delle due statue di Ercole che sovrastavano porta Margherita (ovvero porta Romana), come si vede nella fotografia d'epoca in questa pagina. Questo volto, di notevole bellezza oltre tutto, non è noto perchè il complesso marmoreo è stato collocato nella Loggia dei Militi contro il muro, impedendo così di ammirarlo dalle due parti come potevano gli abitanti di Cremona fino al 1910 quando una sciagurata delibera (una delle tante, non è cambiato neppure oggi...) del consiglio comunale decise la demolizione della porta in omaggio alla modernità ed ai nuovi mezzi di trasporto. Certo, poco meglio si è comportato il Comune nel 1962, quando deliberando sulla collocazione del gruppo marmoreo, lo addossò al muro, contro ogni logica, un provvedimento che andrebbe rivisto, dando a questa testimonianza di grande importanza storica e artistica la dignità che gli competerebbe. Qui sotto, sempre nelle foto © di Antonio Leoni, la "faccia" visibile, perché rivolta in direzione opposta, della seconda statua di Ercole alla Loggia dei militi. Va notato che le due statue riprendono il mito di Ercole che scaccia i ladroni, e dunque sono dotate di una nodosa e poderosa clava come si vede bene nella foto di assieme.



di Gianfranco Taglietti

Ricorre il 12 ottobre il decimo anniversario della scomparsa del prof. Ugo Gualazzini. E'stata, ben lo sappiamo, una perdita gravissima per la sua famiglia, per gli amici, per la città tutta. Ci saranno tempi e modi per ricordare la sua figura di cittadino esemplare, di studioso, di uomo di vasta e profonda cultura, di promotore di ricerche e di conoscenze.
Incominciamo sin da ora a rievocare la sua cara immagine 'paterna', risalendo, con lui, alle origini di Cremona, alla fondazione leggendaria, mitologica della nostra città.
Presentiamo due immagini che raffigurano, entrambe, il fondatore, l'eroe, Ercole, a cui si attribuiva in età umanistica la fondazione di molte città, tra cui la nostra.
La prima è un capo-pagina (o capo -lettera) tratta da 'Cremona fedelissima', di Antonio Campi, del MCCCCXVIII. Si legge 'Cremona' e si vede un gigante nerboruto sotto-indicato come 'Ercole': brandisce una clava con la quale colpisce degli uomini, definiti 'ladroni', che cercano di sottrarsi alla sua furia. Il commento di Gualazzini, appunto, che abbiamo trovato in una vecchia 'Strenna dell'ADAFA' del 1963, è di questo tenore: “Il ritrovamento avvenuto nel sec.XV della statua di Giovanni Baldesio dell'età romanica e di rarissimo interesse artistico, ora custodita in una nicchia del cortile del Torrazzo, aveva lasciato credere agli indotti scopritori che si trattasse della statua di Ercole e accreditò la leggenda, congeniale allo spirito degli Umanisti, che nell'età romana si pensasse la nostra Città essere stata fondata da quella mitologica divinità.


La statua di Baldesio nel cortiletto del Torrazzo: era interamente dipinta come si evince da tracce di pigmento rosso sulle labbra e i resti di colore nero sulla barba


Antonio Campi volle celebrare la gloria del presunto fondatore di Cremona nel capotesto della sua 'Cremona fedelissima' che sopra riproduciamo. Vi è raffigurato l'episodio di Ercole e dei ladroni cacciati dal territorio di Cremona”.

In questa breve nota del prof.Gualazzini, studioso, tra l'altro, della storia di Cremona, si accenna alla statua di Giovanni Baldesio. Se ci trattenessimo a parlare di questo nostro eroe, al cui nome (familiarizzato,spesso, in Zanéen de la bàla, i Cremonesi hanno dedicato commedie musicali, poemetti, una Società canottieri, un'industria, una strada, dei torroncini in scatole con la storia leggendaria e no didella città) il nostro scritto non avrebbe mai fine. Rimandiamo ad altro momento; per ora ci fermiamo ad accennare all'origine mitologica di Cremona.


Prendiamo a base gli scritti di storici, o meglio di scrittori di storia:
Francesco Arisi (letterato e giureconsulto, Cremona 1657-1743) nella sua 'Cremona literata' riferisce dell'origine di Cremona chiamata allora Cormona.
Giovanni Gadio (autore di una cronaca manoscritta; data presunta : fine Cinquecento - inizio Seicento) la dice edificata da Ercole, al quale furono edificati tre templi.
In un'altra antichissima cronaca si legge che Cremona, al tempo della distruzione di Troia, era una terra chiamata Artesia; da Brimone troiano, che la conquistò, fu poi nominata 'Brimonia', poi 'Cormona e infine Cremona.


In un opuscolo intitolato 'De urbis Cremonae laudibus', Cremonae 1628, si legge che in quegli antichissimi tempi il territorio era infestato da ladroni, uomini dalla statura gigantesca, che recavano gravissimi danni agli abitanti. Ercole sopraggiunse, sopraffece e uccise qui briganti, ricevendo grandissime ricompense dagli abitanti. Non mancano quelli che ancora scrivono che Brimone, amico di Pallante, edificò in questi luoghi una città e la chiamò Brimonia, dal proprio nome e che essa, mutanto tosto il nome, si chiamò Cremona.
Ovviamente tutti questi sono fantasiosi tentativi per cercare la derivazione del nome e dell'appellativo di 'Ercùlea' attribuito alla nostra città (che non ha altro significato se non 'possente' , così come era Ercole).
La seconda immagine è quella che si ammira -si fa per dire- sotto il portico del palazzo dei Militi, in piazza del Comune. Non è certo il suo posto, e si vede. In precedenza era stato collocato nel cortile di palazzo Ala Ponzone, in corso Vittorio Emanuele. In origine era un trofeo marmoreo che sovrastava la porta Margherita (o Romana), prima del suo abbattimento, alla fine del 1908, in fondo a corso Vacchelli (già corso di porta Romana, quondam corso di porta Margherita).
Sono due statue marmoree di Ercole (l'una rivolta verso la città, l'altra verso la campagna) che reggono lo stemma della città. Davanti è stata posta una lapide.
L'iscrizione, apposta nel 1964, dice: “Nel secolo XVIII fantasia di poeti e gusto d'artista suggerirono di ricordare sul fastigio dell'antica porta Margherita il mitico fondatore di Cremona, Ercole secondo una leggenda cara agli umanisti”.
Chi è stato l’autore di questa iscrizione? Manco a dirlo, il prof.Ugo Gualazzini, a cui si debbono i testi delle iscrizioni di varie lapidi di Cremona, segno della stima di cui era circondato e della sua disponibilità a favore della ‘sua’ Cremona.

oOOo

Nota relativa al nome ‘Margherita’. Prima denominazione: porta Nuova (era stata infatti abbattuta la vicina porta san Michele). Nel 1590 assunse il nome di ‘Margherita’ per ricordare che, attraverso di essa, aveva fatto solenne ingresso in Cremona, proprio in quell’anno, la principessa Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V; passava da Cremona, diretta in Spagna, a diventare sposa di Fiìipp III.
(Angelo Grandi, ‘Descrizione...’, vol. I, p. 309).


Ugo Gualazzini, studente acuto, rettore all'Università di Parma

Si deve alla sua passione la scoperta della Tavola di Sant'Agata, capolavoro insigne... Ed era ancora ragazzo

Chi era Ugo Gualazzini? Fu certamente un pilastro della cremonesità, intesa nel suo valore più alto, quello della cultura.
Nacque a Cremona il 29 luglio 1905.
Conseguita la maturità classica presso il Ginnasio-liceo “D. Manin” di Cremona, si iscrisse all'università di Parma, dove nel 1929 si laureò in Giurisprudenza, con la lode e con la medaglia d'oro “Romagnosi”.
Mentre era ancora studente, fu 'riscopritore', insieme ad Alvise Alovisi, di un documento insigne di pittura, cche ha destato nel tempo l'ammirazione dei maggiori studiosi del mondo,la “Tavola di S. Agata”.
Dal 1925 al 1933 curò il riordino della biblioteca Albertoni e il trasferimento della stessa presso la Biblioteca Governativa in palazzo Affaitati. Dal 1930 insegnò Storia dell'arte al Liceo Classico “D. Manin”, finché nel 1933 vinse il concorso a direttore della Biblioteca comunale di Reggio Emilia. Ma i suoi interessi erano orientati verso la Storia del diritto italiano: fu assistente dapprima all'università di Torino, poi incaricato a Parma dal '34 fino alla nomina, nel 1948, alla cattedra di Storia del diritto italiano all'università di Parma.

La docenza universitaria durò quarantasei anni; eletto Preside della Facoltà, tenne tale onorevole incarico dal '54 al '69 e di nuovo dal '72 al '75. Dal 1949 al 1991 è stato presidente dell'ADAFA, di cui fu tra i fondatori nel 1928; era anche attivo componente della sezione della “Deputazione di storia patria”, della sezione di “Italia nostra” e della Commissione di arte sacra; dal 1952 al '65 fu Direttore della Scuola universitaria di Paleografia musicale; dal '53 al '55 provvide al riordinamento e all'inventariazione dell'Archivio Storico Camerale di Cremona; dal 1956 al 1974 fu presidente del Consiglio di amministrazione della Scuola internazionale di liuteria e fondatore del Museo stradivariano; dal 1972 al 1985 fu autorevole membro della “Fondazione Stauffer”. Componente della Commissione comunale per la toponomastica cittadina, fu illuminato promotore della denominazione di molte vie della nostra città.
Gli fu assegnato il premio del Ministero dell’Educazione Nazionale per le Scienze giuridiche, la nomina a Cavaliere del Regno, e poi l’onorificenza di Commendatore, Medaglia d’oro dei benemeriti della cultura e dell’arte.
In occasione del pensionamento, in suo onore fu pubblicata una raccolta di studi, opera dei suoi colleghi dell’università di Parma.

Era Maestro per eccellenza, di sapienza e di costume, e promotore di cultura poiché rappresentava, in positivo, le migliori qualità dell’uomo di pensiero, dell’erudito, ma soprattutto di guida spirituale e culturale per tutti coloro che ebbero la ventura di stargli vicino e di imparare da lui come si doveva condurre una ricerca, a quali principi di severa correttezza si doveva ottemperare; prodigo di consigli, grazie alla sua vasta cultura, era una fonte inesauribile di notizie, una persona su cui fare assegnamento in ogni circostanza: sapeva esortare, incoraggiare, indirizzare giovani e meno giovani ad operare, a coltivare gli studi, a non interrompere le ricerche in archivio e in biblioteca.
Per l’ADAFA, anche dopo la sua rinuncia alla presidenza, ha continuato a rappresentare il simbolo di un passato glorioso.
E’ morto a Cremona il 12 ottobre 1995 e la città, con la sua scomparsa, ha perduto assai in stimoli, in iniziative, in arricchimento culturale. Sarebbe doveroso che la Città, da lui sempre onorata coi suoi studi di diritto, di arte, di storia cremonese antica e recente, ricordasse un così illustre cittadino e - trascorsi i dieci anni dalla morte previsti dalla legge - attribuisse il suo nome ad una strada o ad una piazza. Facciamo nostra questa proposta, qualcuno ci ascolterà? Sarebbe inconcepibile se non avvenisse.




La pagina è stata aggiornata alle ore 17:52:24 di Mer, 28 set 2005