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Compie 80 anni Ezio Quiresi, romantico della fotografia, impareggiabile poeta del Po

Doppio anniversario: mezzo secolo di attività come professionista - Ne traccia per "Il vascello" un impeccabile ritratto il giornalista Sandro Rizzi

 
Doppia festa per Ezio Quiresi: il 24 agosto compie 80 anni e 50 di fotografia.

  Auguri, caro Ezio, per noi, amici e allievi, le lezioni continuano. Stare con te significa imparare: la storia di Cremona, la vita del Po, i segreti della natura, i racconti dei tuoi viaggi, densi di ritratti, aneddoti, citazioni. Sempre pervasi di ironia e autoironia, così che non ci si stanca di ascoltare.

  Ti scopri fotografo nei primi anni ’50 in Svizzera, dove hai fatto il calciatore, hai sgobbato in una fabbrica di macchine automatiche e hai imparato il tedesco. Oggi i tuoi libri non si contano: è uscito da poco in seconda edizione arricchita “Il fiume della memoria”, con la grande piena del 2000; nelle librerie occhieggia il volto di “Pirlin”, il “paradour” del Foro Boario che fu uno dei tuoi primi soggetti, insieme ai nonni, ai clienti dell’osteria tabaccheria di tuo padre, granatiere invalido di guerra, ai bottegai della zona Porta Venezia-via Mantova. Stai preparando “Cinquanta emozioni per cinquant’anni”, poi un libro sulla donna e uno sulla bicicletta. Mentre il tuo Po è in mostra permanente nella palazzina del Porto. Puoi spaziare, scegliendo nell’archivio sterminato. La tua professionalità si misura anche dallo scrupolo con cui sai ordinare le migliaia di negativi, le diapositive che hai scattato.

 

"Mento"e "Nebbia sul Po": di Ezio Quiresi

Anche tu sei passato dalla “scuola” di Antonio Persico, il medico che ha fatto “nascere” tanti fotografi cremonesi. Nel 1952 hai conquistato la Rolleiflex e nel 1953 una tua foto è stata ammessa al Salone internazionale di Venezia: un cigno che si stiracchia nel lago di Zurigo. Sempre nel 1953 «Vento in spiaggia» ti regala premi a Gorizia e a Lendinara: in gara con te altri due giovani “promettenti”,  Fulvio Roiter e Gianni Berengo Gardin. Ma la fotografia, come tutte le passioni, è costosa. Per sfruttarla bisogna passare al professionismo.
Dal 1955 il Comune ti manda a immortalare le vacanze dei bambini nelle colonie marine e montane. I primi viaggi. Poi dal 1957 una lunga collaborazione con il Touring Club per i volumi “Attraverso l’Italia” ti fa specialista di interni a luce ambiente: cavalletto e lunghe pose, con una Linhof. Non ami il flash. Diventi amico di artisti come Augusto Murer e Tono Zancanaro.



Nel 1961, l’incontro con Fiorino Soldi, vulcanico direttore de «La Provincia», ti apre le vie del mondo: illustri i suoi annuali viaggi-reportage. Infine dal ’62, per quarant’anni l’Ocrim del commendator Guido Grassi ti manda nei quattro continenti a fotografare mulini e silos. Nessuno sa fotografare come te i violini con i riflessi della loro preziosa vernice. Ami il bianco e nero e continui a stampartelo. Non ti arrendi alle macchine digitali. Cominci appena ad apprezzare telefonino e microonde.

  Ed eccoti qui nella tua oasi verde a Bonemerse, con Angelino, il gatto zoppo, il cane Oliver e gli altri, troppi per poterne tenere il conto, tre oche, le due bianche in baruffa continua con una caffelatte della stirpe che salvò il Campidoglio. I tuoi fiori incantano le signore affascinate dal capello candido e dagli occhi azzurri carichi di bontà.                 

  Auguri Ezio:abbiamo bisogno che tu ci accompagni ancora e ancora per aiutarci a capire il passato e il presente. Di un maestro come te non possiamo fare a meno.

(Il ritratto di Ezio Quiresi sotto il titolo e il testo sono di Sandro Rizzi)





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